Nato a Cusano Milanino il 20 luglio 1927, Roberto “Bob” Lovati ha attraversato oltre 50 anni di storia della Lazio. Una persona competente, misurata e sorridente, che perfino l’altra sponda del Tevere, quella romanista, riuscì a non odiare, sportivamente parlando. Lovati, dopo aver militato nel Pisa, nel Monza e nel Torino, arrivò alla Lazio nel 1956 e con i biancocelesti vinse la Coppa Italia nel ‘58. Rimase per sei stagioni a difendere la porta laziale collezionando 146 presenze complessive.
Era uno dei migliori portieri dell’epoca: alto 188cm per 77 kg, aveva un fisico che cozzava con il leitmotiv del periodo, quando si pensava che gli estremi difensori troppo alti fossero completamente inadatti a parare i palloni rasoterra. Dopo il ritiro ricoprì alla Lazio diversi incarichi: allenatore delle giovanili, dei portieri e a più riprese tecnico della prima squadra nei momenti di emergenza, Lovati fu anche direttore sportivo del club biancoceleste. In panchina nel 1971 guidò la Lazio alla conquista della Coppa delle Alpi.
Sabato scorso, mentre in Europa si svolgevano le sfide di qualificazione ai prossimi Europei, in Africa ci si contendeva l’accesso alla prossima Coppa d’Africa. Una delle sfide di cartello era sicuramente quella in programma Dakar, che vedeva opposti i padroni di casa del Senegal al quotato Camerun di Samuel Eto’o. Il verdetto finale ha dato ragione ai padroni di casa che hanno così centrato la terza vittoria in altrettante gare, il Leoni Indomabili camerunesi sono invece soltanto terzi nel girone a quattro, con appena quattro punti.
La sconfitta ha suscitato non poche polemiche nel paese africano, la stampa si è scagliata abbastanza duramente contro i giocatori accusati di non aver giocato con sufficiente impegno. Samuel Eto’o, da buon capitano, ha affrontato i giornalisti in conferenza stampa, rispondendo a tutte le domande fino a quando uno di loro non gli ha posto un interrogativo che gli ha fatto perdere la pazienza. Il cronista della Equinoxe Television ha chiesto al giocatore, se a suo giudizio, per molti esponenti della nazionale camerunese, Eto’o incluso, non si potrebbe parlare di fine di un ciclo.
L’attaccante dell’Inter nel sentire queste parole è letteralmente scoppiato, attaccando il giornalista con inaudita durezza e arrivando perfino a minacciare di farlo licenziare: “Penso sia lei che si debba ritirare. Quando giochiamo come stasera dovete solo dire grazie perché era da tempo che il Camerun non giocava così. Mi chiedo se lei è camerunese e se ha visto la stessa partita che abbiamo visto noi, perché secondo me non siete camerunese. E parlerò con il patron di Equinoxe, perché lei non si merita di lavorare per questa meravigliosa catena”.
Allo stadio con la bara dell’amico: gli ultras del Cucuta, club colombiano, sono riusciti a fare entrare nello stadio General Santander, durante il match con l’Envigado, la bara di Cristopher Jacome, un loro compagno 17enne assassinato qualche giorno prima. “In questo modo gli abbiamo reso omaggio”, hanno spiegato gli amici autori di questa incredibile vicenda.
Dalle telecamere di sicurezza di un pullman che sta viaggiando sull’autostrada tra Qingyuan e Fogang, nella provincia del Guandong, il racconto di una tragedia sfiorata: il camion che precede il mezzo colpisce e abbatte un tratto di acquedotto che attraversa la carreggiata, l’autista del pullman riesce a frenare all’ultimo istante per evitare il disastro.
L’estremo difensore del San Paolo entra nella storia del calcio mettendo in fondo al sacco un calcio di punizione dal limite. E la curva paulista esplode.
Xu Wenquan fa il guardiano in un parco naturalistico di Hanzhong, nella provincia dello Shaanxi. Ogni giorno, con un canto, raduna le scimmie presenti in quella zona per distribuire loro il pasto quotidiano.