Milan-Inter 3-0 Ampia Sintesi – SKY SPORT HD [02.04.2011]
Il derby scudetto si colora di rossonero, così come la corsa tricolore. A San Siro finisce 3-0 per il Milan, al termine di una gara iniziata e finita tutta nel segno della formazione di Allegri, trascinata dalla doppietta di Pato (di Cassano su rigore il tris) ed esaltata da una prestazione corale attenta e precisa, ai limiti della perfezione.
Nato a Cusano Milanino il 20 luglio 1927, Roberto “Bob” Lovati ha attraversato oltre 50 anni di storia della Lazio. Una persona competente, misurata e sorridente, che perfino l’altra sponda del Tevere, quella romanista, riuscì a non odiare, sportivamente parlando. Lovati, dopo aver militato nel Pisa, nel Monza e nel Torino, arrivò alla Lazio nel 1956 e con i biancocelesti vinse la Coppa Italia nel ‘58. Rimase per sei stagioni a difendere la porta laziale collezionando 146 presenze complessive.
Era uno dei migliori portieri dell’epoca: alto 188cm per 77 kg, aveva un fisico che cozzava con il leitmotiv del periodo, quando si pensava che gli estremi difensori troppo alti fossero completamente inadatti a parare i palloni rasoterra. Dopo il ritiro ricoprì alla Lazio diversi incarichi: allenatore delle giovanili, dei portieri e a più riprese tecnico della prima squadra nei momenti di emergenza, Lovati fu anche direttore sportivo del club biancoceleste. In panchina nel 1971 guidò la Lazio alla conquista della Coppa delle Alpi.
Sabato scorso, mentre in Europa si svolgevano le sfide di qualificazione ai prossimi Europei, in Africa ci si contendeva l’accesso alla prossima Coppa d’Africa. Una delle sfide di cartello era sicuramente quella in programma Dakar, che vedeva opposti i padroni di casa del Senegal al quotato Camerun di Samuel Eto’o. Il verdetto finale ha dato ragione ai padroni di casa che hanno così centrato la terza vittoria in altrettante gare, il Leoni Indomabili camerunesi sono invece soltanto terzi nel girone a quattro, con appena quattro punti.
La sconfitta ha suscitato non poche polemiche nel paese africano, la stampa si è scagliata abbastanza duramente contro i giocatori accusati di non aver giocato con sufficiente impegno. Samuel Eto’o, da buon capitano, ha affrontato i giornalisti in conferenza stampa, rispondendo a tutte le domande fino a quando uno di loro non gli ha posto un interrogativo che gli ha fatto perdere la pazienza. Il cronista della Equinoxe Television ha chiesto al giocatore, se a suo giudizio, per molti esponenti della nazionale camerunese, Eto’o incluso, non si potrebbe parlare di fine di un ciclo.
L’attaccante dell’Inter nel sentire queste parole è letteralmente scoppiato, attaccando il giornalista con inaudita durezza e arrivando perfino a minacciare di farlo licenziare: “Penso sia lei che si debba ritirare. Quando giochiamo come stasera dovete solo dire grazie perché era da tempo che il Camerun non giocava così. Mi chiedo se lei è camerunese e se ha visto la stessa partita che abbiamo visto noi, perché secondo me non siete camerunese. E parlerò con il patron di Equinoxe, perché lei non si merita di lavorare per questa meravigliosa catena”.
L’estremo difensore del San Paolo entra nella storia del calcio mettendo in fondo al sacco un calcio di punizione dal limite. E la curva paulista esplode.
Curioso episodio a Granada, nel match di qualificazione a Euro 2012 fra Spagna e Repubblica Ceca. Milan Baroš, attaccante ceco del Galatasaray, prova a stoppare un rilancio del portiere.
Lo scontro con un difensore spagnolo gli fa perdere di vista il pallone. Baroš cerca la sfera e non si accorge di averla fra le gambe. Dopo cinque secondi di smarrimento, l’attaccante riprende il controllo della situazione fra le risate dello stadio. La Spagna si è aggiudicata l’incontro 2-1.
Al minuto 19′ del match contro l’Empoli, il 20enne bosniaco riceve un pallone in area da Pedro Correia. Controllo e rovesciata di prima intenzione: traiettoria imparabile per il portiere Alberto Pelagotti. Il gol fa impazzire di gioia lo stadio Ezio Scida di Crotone, che esulterà nuovamente al minuto 55′ per il secondo gol di Djurić. L’attaccante condurrà i suoi alla vittoria finale per 3-2.
Per i primi 45 minuti di Sabato notte pareggio per 1-1 contro l’Argentina, la squadra nazionale degli Stati Uniti sembrava del tutto concentrato sul tentativo di non perdere. Coach Bob Bradley ha aperto la partita con una mentalità difensiva 4-5-1 formazione e posti 10 – e, talvolta, tutte le 11 – i giocatori dietro la palla mentre cercava di tenere gli argentini pericolosi fuori il quadro di valutazione. La strategia ha funzionato per circa 40 minuti, fino a quando l’argentino Lionel Messi fatto poche mosse nifty lungo il fianco sinistro e impostare Esteban Cambiasso a pochi minuti prima della fine del primo tempo. Gli americani avevano tutti, ma ignorato il lato offensivo del loro gioco e sono state perdendo. Qualcosa doveva cambiare.
Ecco il video dello “screzio” tra Max Biaggi e Marco Melandri. Non voglio discutere le motivazioni della contesa, ma quei due “buffetti” dati da Max Biaggi a Melandri in diretta mondiale tv, sono una brutta macchia nella carriera del pilota romano, campione in carica del mondiale Superbike. Come spiego spesso ai miei figli, chi alza le mani, ha sempre torto, anche se all’inizio aveva ragione. Ora che Max è papà, lo spiegherà anche lui ai suoi figli? Speriamo di non dover più rivedere queste scene in tv: lo sport motociclistico merita di meglio.
MELBOURNE (Australia), 27 marzo 2011 – Sebastian Vettel vince sul velluto, Hamilton arriva a 22” evitando che il monologo del campione del mondo sia un’umiliazione per il resto della truppa, Alonso regala le emozioni più belle del GP d’Australia, ma si ferma ai piedi del podio, complice anche una sosta in più di chi lo precede, con Petrov che – quattro mesi dopo aver stroncato le speranze mondiali dello spagnolo tenendolo dietro per decine di giri ad Abu Dhabi – conquista un terzo posto insperato (primo podio in carriera, suo e per la Russia in F.1, anche se non va dimenticato che anch’egli partiva dalla terza fila). Webber e Button, 5° e 6°, fanno il minimo sindacale (e anche meno), mentre l’esordiente messicano Perez con la Sauber effettua una sola fermata e centra un clamoroso 7° posto però vanificato da irregolarità tecniche all’ala posteriore sulla sua Sauber: lui e Kobayashi sono stati esclusi dall’ordine d’arrivo (il team ha presentato appello). Da Massa segnali di vita: un bellissimo duello iniziale con Button, poi un finale scintillante, con il giro veloce (1’28”947) e un nono posto (poi doventato 7°) per sperare che, con maggiore continuità, la stagione non possa che migliorare. Buemi con la Toro Rosso chiude la zona punti, 10°.